Cascina Caccia

La storia di Cascina Caccia inizia nel maggio 2007, quando viene effettivamente confiscata da parte del Comune di San Sebastiano, nuovo intestatario del bene, con l’aiuto della Polizia e
dell’Associazione Libera. L’ordine di confisca era in realtà arrivato una decina d’anni prima, in seguito al processo e alla reclusione di Domenico Belfiore
avvenuti nei primi anni novanta. Ma solo nel 2007 la famiglia Belfiore lascia la dimora.
La gestione dell’immobile viene quindi affidata al Gruppo Abele e all’Associazione Acmos e dedicato alla memoria di Carla e Bruno Caccia, magistrato, allora procuratore della Repubblica di Torino, Bruno Caccia, ucciso a Torino il 26 giugno del 1983, con l’obiettivo di far rinascere la cascina "da casa dell’’ndrangheta a casa della legalità".. Il passato di Cascina Caccia, omertoso e criminale, sarà infatti cancellato dalla costruzione di una nuova identità che trasformerà la casa in un luogo fonte di apertura e di informazione, di lavoro onesto e di educazione al bello e alla cittadinanza consapevole.
Cascina Caccia è diventata uno spazio di "r-esistenza", una vera e propria comunità residenziale e sociale che si occupa di educazione alla legalità e alla cittadinanza con l’organizzazione di visite al bene confiscato e percorsi rivolti alle scuole sull’arte, sull’agricoltura e sull’informazione; di accoglienza per giovani e studenti in cerca di un po’ di calma e silenzio, per riflettere e meditare sulla propria vita e di impegno verso la giustizia sociale e la sostenibilità ambientale.